Era troppo l'aspettativa di quei doni e allo stesso tempo al voglia di usarli, ma i quattro decisero di sgombrare velocemente il tempio, di non lasciare traccia della loro presenza e di provare insieme gli oggetti solo dopo essere usciti dal sito archeologico. Dunque tolsero al conca e tutte le candele. Ripresero i petali, gli incensi consumati e le ormai carcasse dei poveri animali e misero tutto nel sacco. Ripulirono velocemente il tutto e solo quando tutto fu come quando erano arrivati uscirono dal tempio. Elena non dimenticò di scusarsi con Liberio per essere stata scontrosa all'inizio della conoscenza e il ragazzo sembrò apprezzare il pentimento della compagna. Intanto subito fuori dal tempio si rivestirono con i loro abiti spogliandosi della tunica bianca di purezza. e velocemente fecero la strada di ritorno per scavalcare la recinzione. Liberio era l'ultimo della fila indiana e faceva fatica a seguire i tre davanti. Appena usciti dal sito Elena fu sorpresa e spaventata voltandosi indietro. " E u chi sei?" chiese la ragazza riferendosi all'uomo dietro di se. Di scatto anche i due davanti si girarono preoccupati e convinti che qualcuno aveva scoperto la loro celebrazione.
Infatti nonostante credevano fortemente ai loro Dei , sapevano che per la maggior parte delle persone non era concepito e anzi che era folle questa loro credenza. Ettore aveva sua madre che in un certo senso lo capiva. Anche se non era fanatica e credeva a questa religione ma l'amore per quella civiltà la rendeva comprensibile in qualche modo verso il figlio. La sorella era quella più scontrosa, lei viveva nella futilità e superficialità del mondo moderno, non credeva a niente se non al suo gruppo pop preferito che adulava. Continuava a definire il fratello folle e arcaico.Ogni teoria sull'antica Grecia per lei era solo stupidaggine e noiosa, il suo carattere era più simile dal padre Hippy. Anche Elena, Liberio e Giacinto erano stati considerati bizzarri da amici e da parenti e per questo avevano iniziato a celare le loro idee per continuare a vivere tranquillamente nella società moderna di fine millennio.
"Allora ci dici chi sei!?" dissero Giacinto ed Elena riferendosi all'uomo che si era trovato dietro al ragazza. "Ma siete impazziti ragazzi!? sono Liberio". Impaziente com'era infatti il ragazzo non aveva resistito e aveva bevuto un sorso del vino dalla fiaschetta di Dionisio. Il suo corpo e l'intero suo aspetto si era trasformato. Appariva adesso atletico, muscoloso, pieno di tatuaggi e piercing. La barba incolta e gli occhi neri adesso sembravano elementi di fascino e non più di trascuratezza e sporcizia. Tutti i difetti sembravano pregi ed Elena stessa iniziò a provare una grande attrazione per quel nuovo Liberio. La celò più che poteva ma tutti si accorsero che la passione era nell'aria. Liberio era divenuto un vero sex simbol irresistibile. Elena dalla borsetta prese uno specchio e lo diede a Liberio che fu entusiasta del suo nuovo aspetto. "Nonostante abbia lo stesso viso sembro un'altra persona. Anche i miei stracci di vestiti e il mio stile trasandato è diventato attraente" - disse il ragazzo ammirandosi . Giacinto allora impugnò la sua chitarra è con due accordi improvvisò una musica. I tre furono entusiasti, quella musica li aveva catturati e quasi ipnotizzati. Le corde emanavano lucentezza e armonia. Dopo fu il turno di Ettore che indosso le scarpette di Hermes. Dopo averle allacciate tentò di calciare una lattina di succo di frutta lasciata la da qualcuno il giorno prima . La corsa fu leggiadra e velocissima quasi che i tre compagni non la percepirono. Aveva raggiunto la velocità del vento. Calciò rapido e potentissimo tanto che la lattina si disintegrò e le parti rimaste si dispersero lontanissimi. Ettore era incredulo. Si era allenato per anni per calciare un pallone anche solo per un metro e mai era riuscito a farlo. Dopo quel calcio spettacolare i quattro decisero di dividersi ma si dissero di restare in contatto. Quella stessa notte Elena appena arrivata in albergo indossò il ciondolo di Venere. Sentì un forte calore al cuore che poi si affievolì e si spense. A differenza degli altri oggetti divini non era successo niente di eclatante e di imminente.
Il giorno dopo Elena aveva fatto le sue valige e si preparava a partire per tornare a casa. Tutti gli sembravano più gentili e cordiali del solito. Dalla Reception dell'albergo al tassista. Per un attimo sentì un forte desiderio di restare in quel posto. Era una terra piena di sole e raggiante, con il mare calmo che bagnava la città. A casa in realtà nessuno la aspettava e il suo lavoro da estetista poteva essere fatto anche in quella zona. Inoltre in quella città aveva in qualche modo trovato tre amici, e sopratutto tre ragazzi della sua età che credevano alle sue ideologie dell'antica Grecia. Osservò dietro il finestrino con al valigia in mano il suo aereo volare verso casa sua, fu quello l'ultima volta che pensò alla sua vecchia vita. Da quella mattina o meglio dalla sera prima tutto era cambiato era arrivato il momento di migliorare la sua esistenza troppo sofferta. Mai nessuno l'avrebbe più usata e sfruttata. Adesso a muovere i fili sarebbe stata lei.
Ritornò in albergo e depose la valigia sotto il letto. aveva tanto tempo libero finché non trovava un nuovo lavoro e facesse incanalare al sua attività in quella nuova città. Dunque sapeva che Ettore oggi giocava quella partita che aveva menzionato nella preghiera. "Non so in che luogo e a che ora si svolge però?" disse fra se. Scese nella Reception e chiese all'uomo cordiale se sapesse di qualche competizione sportiva di calcio della zona, l'uomo gli indicò le Universitarie che si svolgevano tra meno di un'ora nella vicina polisportiva. In realtà la sera prima si erano scambiati i numeri ma Elena non voleva disturbare contattando Ettore. Anche se la sera prima erano stati in perfetta armonia la ragazza era abbastanza timida e inoltre pensò che probabilmente si preparava a giocare e una chiamata lo avrebbe sconcentrato. "Semmai non è in quei campetti, vorrà dire che gli Dei non vogliono che ci rincontriamo" si disse affidandosi al volere di Afrodite e degli altri Dei dell'Olimpo. C'era un discreto numero di gente ad assistere la panchina e quando arrivò Elena più di uno tentò di cedergli il suo posto negli spalti, ma al ragazza rifiutò gentilmente. Iniziò a pensare che tutta questa gentilezza della gente intorno a se era dovuto al ciondolo divino.
Le partite d disputare erano ben quattro quel giorno. Nella prima si scontrarono la facoltà di Matematica con quella di Ingegneria. I matematici avevano magliette rosse accesso ed erano intenti a calcolare i passaggi e ogni singolo tiro. Stessa cosa gli ingegneri che avevano maglie grigie e calcolavano la distanza tra pali e porte. Più che una partita di calcio sembrava uno studio del campo e di ogni singolo movimento, la partita finì 0-0. Tutti fischiarono dagli spalti ed Elena stessa era stupita della stramba partita. Ai rigori i matematici furono più precisi nell'azzeccare l'angolino e vinsero per 87 rigori a 86. La partita ai rigori fu però più entusiasmante perchè al precisione delle due squadre fu talmente tanta che nessuno sbagliava e anche il pubblico apprezzava.L'ultimo rigore non fu sbagliato dall'ingegnere rigorista ma bensì fu il portiere matematico a calcolare tutte le possibili combinazioni che stordirono le teorie ingegneristiche e fecero in modo che il portiere lo parasse. La seconda partita invece fu tra la facoltà di Medicina e quella di Giurisprudenza. I primi indossavano una maglia bianca candida i secondi una maglia nera. I futuri avvocati stavano a sindacare su qualsiasi cosa ed erano polemici in tutto. Tanto che quasi plagiarono la facoltà di medicina che si arrese perchè non li sopportava più. Nella terza partita si sfidarono la facoltà di Agraria con una maglia verde brillante e la facoltà di Farmacia con la maglia rosa. Gli agrari si fermarono tutta la partita ad osservare il prato del campo e a vedere se era trattato bene, se cresceva con la giusta luce, quanta acqua veniva versata giornalmente e tutte le altre centinaia di domande che solo loro possono farsi vedendo un filo di erba. I farmacisti giocarono praticamente da soli e vinsero 1002 a zero. Elena era affascinata da questo gioco che aveva sempre ritenuto noioso, invece adesso gli appariva diverso cose che poi in realtà era. Gli piacquero molto le magliette rosa della facoltà di Farmacia e quando uno dei giocatori la udì non esitò a spogliarsi e a donargliela. la ragazza accettò e si convinse sempre più che il potere della collana si era attivato. Nell'ultima partita si affrontavano le squadre di Lettere con maglietta azzurra e quelli della facoltà di Chimica con la maglietta gialla. Elena si rallegrò vedendo in campo Ettore che la salutò felicemente dopo averla notata in mezzo al pubblico. Il ragazzo indossava le scarpette donategli da Hermes la sera prima. Le tre donnone della sua squadra sembravano veramente forti , mentre il ragazzino magrolino messo in porta tremava dall'emozione. Subito dopo il fischio di inizio Ettore sembrò una furia, ogni volta che toccava il pallone segnava. Le tre ragazze della sua squadra erano felicissime e lo incitavano passandogli sempre la palla, mentre gli avversari al dodicesimo gol in venti secondi si erano già arresi. Fu la partita più veloce della storia, finì dopo 24 secondi 14 a zero e tutti i gol furono segnati da Ettore.
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